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Agadah

3,10 http://www.myhomevideo.it/COVER/Agadah 16-11-2017 Num 02.jpg
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126 min

Origine: ITALIA

Anno Produzione: 2017

Genere: DRAMMATICO, STORICO

Data Uscita: novembre 16, 2017

Regia: ALBERTO RONDALLI

Tratto Da: LIBERAMENTE TRATTO DAL ROMANZO "MANOSCRITTO TROVATO A SARAGOZZA" DI JAN POTOCKI (ED. GUANDA)

Produzione: PINO RABOLINI PER RA.MO

Distribbuzione: RA.MO

Sceneggiatura: ALBERTO RONDALLI

Fotografia: CLAUDIO COLLEPICCOLO

Musiche: ALESSANDRO SIRONI

Montaggio: ALBERTO RONDALLI

Scenografia: FRANCESCO BRONZI

Effetti: MARIO ZANOT, GIUSEPPE SQUILLACI, STORYTELLER, CANECANE

Costumi: NICOLETTA TARANTA

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Trama

Siamo nel 1815, il conte Potoski sta lavorando al suo romanzo nell'elegante dimora in cui vive. Maggio 1734, Alfonso di van Worden, giovane ufficiale Vallone al servizio di Re Carlo, ha ricevuto l'ordine di raggiungere il suo reggimento a Napoli nel più breve tempo possibile. Nonostante Lopez, suo fedele servitore, cerchi di dissuaderlo dall'attraversare l'altopiano delle Murgie, perché infestato da spettri e demoni inquietanti, si mette ugualmente in cammino. In un intreccio fantastico, tra sogno e realtà, che ricorda il Decamerone e le Mille e una Notte, Alfonso compirà un percorso iniziatico, durante dieci lunghe giornate, tra allucinazioni e magia in caverne misteriose, locande malfamate, amori scabrosi e apparizioni diaboliche. Ambientato all'indomani della Battaglia di Bitonto, che portò il Regno di Napoli sotto il dominio di Carlo di Borbone, il film, in un crescendo epico e maestoso, intreccia, tra sogno e realtà, il destino di due uomini uniti in modo indissolubile attraverso storie tra loro concatenate in una realtà popolata da briganti, zingari, forche, cabalisti e fantasmi. Alfonso non avrà mai certezza se la sua esperienza sia stata reale o solo frutto dell'immaginazione...

La recensione del film di ALBERTO RONDALLI

"Pezzo unico «Agadah», che significa narrare nel linguaggio cabalistico, perché l'intenzione di partenza - traspone il capostipite letterario del romanticismo nero - si traduce in un film italiano tanto anomalo quanto rigoroso. Il regista lecchese Rondalli non riprende, infatti, pedissequamente il modello sui generis di «Il manoscritto trovato a Saragozza» e conferisce un taglio personale alla nuova trasposizione del celebre romanzo, riproducendone la tipica struttura a scatole cinesi. Denso di allegorie poco ordinarie, il piglio teatrale - un po' alla De Oliveira - apre la strada tra gli strani incontri vissuti in dieci giorni dal capitano Van Worden, ottimamente interpretato da Perez Biscayart (...)." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 17 novembre 2017)

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