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Grace Di Monaco

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103 min

Origine: FRANCIA, ITALIA

Anno Produzione: 2013

Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO

Data Uscita: maggio 15, 2014

Regia: OLIVIER DAHAN

Tratto Da:

Produzione: PIERRE-ANGE LE POGAM, ARASH AMEL, UDAY CHOPRA, PER STONE ANGELS, YRF ENTERTAINMENT, IN COPRODUZIONE CON TFI PRODUCTION, GAUMONT, LUCKY RED, OD SHOTS

Distribbuzione: LUCKY RED (2014)

Sceneggiatura: ARASH AMEL

Fotografia: ÉRIC GAUTIER

Musiche: CHRISTOPHER GUNNING

Montaggio: OLIVIER GAJAN

Scenografia: DAN WEIL

Effetti: ALAIN CARSOUX

Costumi: GIGI LEPAGE

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Trama

Nel 1956 la celebre star del cinema Grace Kelly abbandona una promettente e brillante carriera a Hollywood per sposare il principe Ranieri di Monaco. Sei anni dopo la celebrazione del "matrimonio del secolo", la celebre principessa si dibatte nel tentativo di conciliare il desiderio di tornare ad apparire sul grande schermo grazie a un ruolo offertole da Alfred Hitchcock e il suo nuovo ruolo di madre di due bambini, regnante su un Principato europeo e moglie del Principe Ranieri III. Grace piomba inoltre in una profonda crisi personale quando la modernizzazione del decadente Principato di Monaco voluta da Ranieri subisce un improvviso arresto per l'ingerenza del presidente francese Charles de Gaulle, che minaccia di imporre il sistema fiscale francese al Principato e di annettersi Monaco con l'uso della forza. L'esplosiva crisi internazionale che ne deriva e l'imminente invasione del Principato da parte della Francia rappresentano una minaccia non solo per la sua famiglia, il suo matrimonio e il suo Paese, ma anche per la vita privata di Grace. L'icona del cinema, l'americana lontana da casa, si troverà così costretta a prendere una decisione difficile: tornare alla sua vita di star del cinema, universalmente ammirata e adorata; o assumere a pieno il suo nuovo ruolo e adempiere ai doveri assunti nei confronti del marito, dei figli e del secondo più piccolo principato del mondo, che è ora la sua nuova patria.

La recensione del film di OLIVIER DAHAN

Una diva divenuta principessa, tra sacrificio e abnegazione. Nicole Kidman regge a fatica nei panni dell'eroina moderna in un mondo datato. Così come lo è il ritratto che ne fa Olivier Dahan in Grace di Monaco Comincia come una favola, Grace di Monaco. Ma non è una favola: «la vera favola è credere che la mia vita sia una favola», si legge proprio all'inizio del film. Una di quelle attribuite a Grace Kelly, che di questo film ne è l'eroina indiscussa. Tanta, troppa retorica in Grace di Monaco: sul cinema, sulla storia, sugli eventi. Un film classico che tratta la questione attraverso una prosa patinata, poco incisiva a dispetto dell'innegabile sforzo produttivo. Tutto si apre con un pianosequenza che mostra un periodo antecedente al tempo della narrazione, filtrato attraverso quello che potrebbe benissimo essere un ricordo nostalgico di una diva atterrata su un altro pianeta. Quel pianeta è il Principato di Monaco, tanto pure per una regina di Hollywood. Ed è proprio al confine tra queste due dimensioni che il film di Dahan si perde, approntando alcuni discorsi senz'altro condivisibili ma assolutamente privi di mordente. Alfred Hitchcock in persona – o meglio, una sua caricatura – irrompe con la sua inconfondibile sagoma in un castello sfarzoso: è li per incontrare l'attrice del suo prossimo film, un certo Marnie. Dopo le immancabili raccomandazioni da parte dell'entourage della principessa, tra un vostra maestà e maestà soltanto, ecco che i due si incontrano. Grace, circondata da ciò che qualunque brava ragazza sognerebbe, appare stanca, amareggiata: Hitch, che è uno col pelo sullo stomaco, non si lascia scappare l'occasione e parte con la trattativa. A Grace il grande schermo manca eccome, solo che adesso è una principessa, ed Hollywood non è più posto per lei. L'intera pellicola (come si diceva un tempo) è anche un claudicante tentativo di dar ragione di questa nostalgia, contrapponendo i desideri della donna Grace al codice della principessa. Chiamata a sacrificare sé stessa per le ovvie ragion di stato (pardon, Principato). E le ragioni sono forti, visto che in quel periodo il Principato di Monaco è sotto assedio politico, con la confinante Francia che esige tasse da quella che avverte come una propria pertinenza. Qui si innestano più strati; oltre alla politica, il matrimonio, la carriera, i laceranti dubbi interiori. L'attenzione viene spostata con troppa disinvoltura da una sfera all'altra, costringendoci a non cogliere appieno la portata e le implicazioni di ciascuna di esse. Limite forte per una storia che così diventa solo un pretesto per mostrare il coraggio di una donna nell’ambito di un contesto cosi atipico nonché antico. Inevitabilmente ricorre infatti un timido rimando all'Ancien Régime, quando Grace, risolta e risoluta, realizza che le cose possono cambiare solo dall’interno; ed allora si tratta dell’ennesima parte in cui entrare, nonostante tutto anche stavolta a favore di camera. Intrighi di corte, giochi di potere ed equilibri politici da un lato; travaglio interiore e sofferenza personale dall’altra. Mentre assistiamo a personaggi che vanno e vengono, lezioni di francese, luoghi comuni e lievi forzature quasi parodistiche di certi profili e di certi ambienti, perdiamo di vista la maturazione di Grace, che avviene sotto i nostri occhi eppure non ce ne accorgiamo nemmeno. Forse per via della succitata retorica, certo. Ma anche perché questo biopic è cosi “pulito” che il bel viso della sua protagonista in primissimo piano finisce col farsi emblema di un cinema purtroppo stantio, come oramai, piaccia o meno, lo sono certe strutture e certo modo di raccontarcele. (Antonio Maria Abate, 'cineblog.it', 16 maggio 2014)

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