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Miral

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112 min

Origine: ISRAELE, FRANCIA, ITALIA, INDIA

Anno Produzione: 2010

Genere: DRAMMATICO

Data Uscita: settembre 03, 2010

Regia: JULIAN SCHNABEL

Tratto Da: ROMANZO "LA STRADA DEI FIORI DI MIRAL" DI RULA JEBREAL (ED. BUR)

Produzione: PATHE', ER PRODUCTIONS, EAGLE PICTURES, INDIA TAKE ONE PRODUCTIONS, CANAL+, CINECINEMA

Distribbuzione: EAGLE PICTURES

Sceneggiatura: JULIAN SCHNABEL

Fotografia: ERIC GAUTIER

Musiche: JULIAN SCHNABEL

Montaggio: JULIETTE WELFLING

Scenografia: YOEL HERZBERG

Effetti:

Costumi:

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Trama

La giovane palestinese Miral cerca nell'istruzione la possibilità di sfuggire all'emarginazione cui il suo popolo è condannato nella sua stessa patria. Accolta nell'orfanotrofio di Hind Husseini - benefattrice appartenente a una delle più importanti famiglie palestinesi di Gerusalemme, che dal 1948 decise di prendersi cura di coloro che gli esiti cruenti della nascita dello Stato d'Israele avevano lasciato senza genitori né mezzi di sussistenza, ponendo la sua attenzione soprattutto sulle nuove generazioni di donne che, più istruite e consapevoli, rappresentavano per lei la speranza della futura nazione palestinese - si troverà a dover combattere un grave conflitto interiore che la porterà ad abbandonare la sua terra.

JULIAN SCHNABEL

"Con le consuete camere a mano e la sua poetica un po' naif, Schnabel ('Basquiat', 'Lo scafandro e la farfalla', 'Prima che sia notte') questa volta affronta qualcosa che lo tocca profondamente. Ebreo newyorkese, di tendenze decisamente liberal, da alcuni anni vive una storia d' amore con la giornalista palestinese Rula Jebreal a lungo attiva in Italia, dove è giunta con una borsa di studio dopo la fine dei corsi all'Al Tifi. Dal libro in gran parte autobiografico di Rula 'La strada dei fiori di Mirai', Schnabel ha elaborato un film non perfetto, certo, spesso semplicistico, ma di grande passione. Dove emergono figure magnifiche di donne e la grande, illuminante, idea che solo l'istruzione - la più estesa possibile - può aiutare a risolvere i conflitti. (...) Che sia un racconto di donne, ovviamente non è un caso. (...) E' vero, i difetti di 'Miral' sono infiniti (il più brutto, l'uso della lingua inglese anche nei dialoghi tra arabi) e il punto di vista ebraico è di debole entità, tanto da rendere squilibrata la relazione nel conflitto. Ma non bisogna dimenticare che il film narra di una vita, della vita di una piccola donna che può essere la stessa Jebreal, ma non solo. Come lei, intorno a lei, migliaia di bambine in ogni parte del mondo vivono destini più grandi di loro. Il film dice anche che a volte, per cambiare il destino di un essere umano, basta che qualcuno ti allunghi una mano, che qualcuno non volti lo sguardo davanti alla tua disgrazia. La tolleranza e l'amore possono tutto questo. Ed entrambi i sentimenti vengono amplificati da una buona istruzione. Un concetto tanto semplice, quanto vero. Miral lo trasforma in una bella storia che sboccia nel cuore del conflitto israelo-palestinese. Sarà banale, ma a noi ha profondamente commosso." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 3 settembre 2010)

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